Il potere della mente (che non usiamo)

Il potere della mente (che non usiamo)
10 aprile 2018
Alessandro Mascoli

Premessa doverosa l’articolo di oggi richiede una buona dose di attenzione. Ho dedicato ampio spazio ad argomenti poco noti con collegamenti e nozioni tutt’altro che banali. Come si dice uomo avvisato mezzo salvato.

La ricompensa per chi si cimenterà sarà però la conoscenza di un fatto ignorato da molti: la nostra mente è programmata per… sbagliare.

Di recente mi sono appassionato alla collaborazione tra Amos Tversky e Daniel Kahneman. Il primo è stato un pioniere della psicologia cognitiva mentre il secondo è uno dei fondatori della finanza comportamentale. Kahneman ha vinto il Nobel «per avere integrato risultati della ricerca psicologica nella scienza economica, specialmente in merito al giudizio umano e alla teoria delle decisioni in condizioni d’incertezza».

La carriera di Kahneman parte intorno ai vent’anni quando, da poco in Israele, si occupa di valutare le condizioni psicologiche dei soldati. In seguito trasformerà il sistema di reclutamento con test attitudinali rivoluzionari per l’epoca, in uso ancora oggi.

Ma è grazie alla collaborazione con Amos Tversky che si concretizza una nuova visione. L’intuizione dei due ricercatori si basa sul fatto che l’uomo non è un essere razionale. O meglio, sebbene in possesso delle facoltà necessarie di fronte ad una decisione la maggior parte delle persone compie errori grossolani.

I due ricercatori hanno formulato una serie di regole “euristiche”, bias (errori sistematici) in grado di spiegare il comportamento in determinate situazioni. Vediamone alcune.

La prima riguarda la rappresentatività. In genere riteniamo più probabile il risultato in base a informazioni più familiari o più evidenti. Nel bias di conferma, tendiamo invece a dare maggiore rilevanza alle informazioni in grado di confermare la nostra tesi iniziale. Un professionista in qualunque ambito lavorativo è soggetto a queste regole. Che si parli di medicina o di finanza non ha importanza, le competenze sviluppate avranno il sopravvento.

Come se non bastasse dopo una qualunque decisione subentra il bias di scelta, in questo caso razionalizziamo anche di fronte ad un risultato al di sotto delle aspettative. Insomma siamo poco propensi ad ammettere di aver sbagliato.

Una ulteriore bias è l’attuazione iperbolica. Questo termine è ben più semplice di quanto si possa immaginare: siamo portati a privilegiare il piacere immediato rispetto alla felicità a lungo termine. Sembra una banalità ma in una logica d’impresa è inquadrabile in azioni a spot a dispetto di una pianificazione con vantaggi sul medio periodo.

Non dimentichiamo: l’avversione alle perdite. La questione è più sottile di quanto possa apparire. A parità di cifre di fronte a guadagni o perdite, il nostro atteggiamento mentale è molto diverso. Vediamolo con un esempio concreto.

Opzione A – Ti vengono dati 1000 euro. Ora devi scegliere tra due opzioni:

  1. Una probabilità del 50% di vincere 1000 euro
  2. La certezza di altri 500 euro

OPPURE

Opzione B – Ti vengono dati 2000 euro. Ora devi scegliere tra due opzioni

  1. Una probabilità del 50% di perdere 1000 euro
  2. Una perdita sicura di 500 euro

Non ci sono differenze tra le due ipotesi: 1500 euro sicuri contro il 50% di probabilità di averne 2000. L’unica differenza è che nel primo caso la maggior parte delle persone sceglie la certezza di guadagnare di più mentre nel secondo si tende a preferire la probabilità di perdere.

Questa formula influenza in maniera subdola un notevole numero di decisioni che prendiamo ogni giorno.

Per concludere il bias dell’inazione, tendenzialmente preferiamo rimanere nella situazione in cui ci troviamo rispetto a qualunque tipo di azione. Diamo per scontato che se non intraprendiamo iniziative la situazione rimarrà la stessa, niente di più falso.

Ho riportato solo i bias più evidenti ma ce ne sono molti altri. Se l’argomento ti interessa ti consiglio Un’amicizia da Nobel edito da Raffaello Cortina Editore, un romanzo che ripercorre la vita, le vicende, le deduzioni e i test dei due ricercatori.

Una lunghissima premessa per sottolineare il fatto che siamo fallibili, soprattutto sulle questioni che ci toccano da vicino. Sottovalutiamo momenti che richiederebbero più rigore. Siamo bloccati in un eterno presente e ignoriamo tutto quello che c’è al di fuori della nostra bolla.

La differenza sostanziale tra il fallimento e la prosperità risiede nella percezione dei piccoli cambiamenti. Alcune realtà lavorano in questa direzione con piena consapevolezza altre li subiscono.

Ti invito a guardare attraverso la lente del dubbio la quotidianità. Sfida le tue certezze e prova a immaginare una realtà alternativa. Una realtà che ha il suo punto privilegiato non nel presente ma nel futuro che vorresti. Nella consapevolezza che tutto cambia.

Abbiamo la possibilità d’immaginare infinite alternative e costruire le tappe per avvicinarci alle migliore per noi.

L’uomo è in equilibrio tra il bisogno di certezze e il desiderio di novità, scegliere consapevolmente a quale dare maggior peso è una libera scelta.