Imbrigliare la creatività con il design thinking

Imbrigliare la creatività con il design thinking
30 giugno 2014
Alessandro Mascoli

Nel precedente articolo è stato introdotto il concetto di design e la difficoltà nel definirlo con esattezza; oggi ci focalizzeremo su cos’è e perché è importante conoscere il design thinking.

Molto si deve al sociologo e studioso di politica britannico Graham Wallas tra i primi a individuare e teorizzare l’iter che segue il processo creativo (1926). Graham identificò 4 fasi: preparazione, incubazione, illuminazione e verifica.

Negli anni 80 però, dall’impostazione analitica razionale, si è passati ad un metodo olistico, che coinvolge una moltitudine di discipline e sostituisce la linearità del processo con una sovrapposizione di  step iterabili.

Quando si parla di design thinking ci si riferisce quindi all’applicazione di metodologie in grado di trasformare il modo in cui le organizzazioni sviluppano strategie, prodotti e servizi. Con queste premesse appare chiaro come l’abbellimento del prodotto rivesta una parte marginale a beneficio di elementi maggiormente tangibili sul lungo periodo.

Esistono diverse varianti di design thinking legate al contesto in cui sono state ideate dai diversi team di ricerca; nei prossimi articoli verranno affrontate due tra le più note: il metodo delle 3I sviluppato dall’azienda IDEO (2001) e il metodo delle 4D anche noto come doppio diamante sviluppato da Design Council (2005).

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