Da impresa a smart factory, tu a che punto sei?

Da impresa a smart factory, tu a che punto sei?
19 aprile 2018
Alessandro Mascoli

Oggi si fa un gran parlare di industria 4.0, smart factory, rivoluzione digitale e chi più ne ha più ne metta. I tempi sono maturi per il cambiamento se non fosse per un particolare piuttosto spiacevole. In pochi sanno di cosa parlano e ancora in meno lo applicano. Tu a quale categoria appartieni?

  • Alla parola smart o 4.0 associ al massimo un modello di cellulare
  • È un tema che ti stuzzica ma non sai come applicarlo in concreto
  • Sei una cintura nera di digital e dai ripetizioni in rivoluzione industriale

Mi auguro tu appartenga alla seconda o alla terza categoria ma facciamo comunque un veloce ripasso.

Come spesso accade quando un termine diventa popolare al crescere del suo utilizzo si abbassa la consapevolezza del significato. Si diluisce fino ad annullarsi, come è successo per la parola design o l’uso arbitrario della i dei prodotti Apple (internet).

Dopo la comparsa delle macchine a vapore, dell’energia elettrica e l’ingresso dell’informatica oggi assistiamo ad un nuovo passaggio. Ancora non è chiaro quale sarà l’evento scatenante ma sono sotto gli occhi di tutti i cambiamenti in atto.

L’importanza crescente dei big data (database) uniti al machine learning (capacità degli hardware di apprendere) ha portato alla nascita delle smart factory. Alcune imprese hanno applicano i dati al processo produttivo ottenendo numerosi vantaggi: il risparmio di tempo, di risorse, lavorazioni o passaggi. L’enorme mole di dati uniti alla connettività degli impianti, al crescente grado di automazione sta rivoluzionando interi settori manifatturieri.

In molti lamentano la perdita di migliaia di posti di lavoro. Come tutti i grandi cambiamenti spaventa, è già successo in passato e succederà di nuovo. Non bisogna però dimenticare la storia, nelle precedenti rivoluzioni sono andati persi migliaia di occupazioni ma ne sono nate innumerevoli con un netto miglioramento delle condizioni.

Come ti ho già accennato i vantaggi sono numerosi, l’ottimizzazione delle risorse, il controllo capillare del process0 o il miglioramento delle condizioni lavorative solo per citarne alcune. Ora vorrei parlarti di una impresa che abbiamo seguito e che si inserisce a pieno in questo filone: Quality Box.

Il concetto alla base di Quality Box è semplice quanto ambizioso: rendere libere e più felici le persone. Per farlo ha sviluppato un prodotto facilmente installabile, automatico e connesso on line. Questo “magazzino” accessibile 24 ore su 24 e sette giorni alla settimana mette a disposizione di chiunque degli spazi nei quali riporre oggetti (come zaini o caschi) lasciando le persone libere di svagarsi senza impicci.

La richiesta iniziale è stata di disegnare il prodotto ma come probabilmente hai già intuito non ci siamo certo limitati a questo. Fare affidamento solo sul prodotto (per quanto interessante) non è sufficiente. Abbiamo affiancato il team a più livelli nello sviluppo del progetto perché contrariamente a quanto si possa pensare start up non equivale a smart factory. Sembra una contraddizione ma se una impresa non tiene conto della componente umana e in che direzione orientare gli sforzi (per quanto tecnologica) resta di vecchia concezione.

Dobbiamo ricordare che la tecnologia deve portare migliorie, nel nostro caso oltre alla libertà degli utilizzatori c’è la gestione a distanza dei dispositivi e la possibilità di intervenire in remoto. Tutti aspetti già presenti nel progetto iniziale ma che necessitavano di un tocco… più smart.

La sfida della tecnologia oggi è semplificare la complessità. Il successo di numerose app e software è dovuto a questo fattore. Non tutte le realtà sono però in grado di sviluppare modelli con le stesse caratteristiche. Le figure incaricate della parte software, nel nostro caso, si sono sempre limitate alla programmazione, con tutti i limiti del caso. Risultato, il primo prototipo era un accrocco confusionario.

Abbiamo lavorato per sottrazione, ordinato la procedura di navigazione tra i menù rendendola più intuitiva e soddisfacente. Inoltre è stata uniformata la parte visuale tra il software della macchina con quello dell’app agevolando il passaggio da uno all’altro. L’esperienza d’uso è migliorata e i tempi di apprendimento si sono accorciati per utenti e manutentori.

La modernità avanza a grandi passi ma non sempre siamo in grado di coglierla. Immagino che a diverso titolo anche tu ti sia trovato a dover progettare un nuovo sistema. Come ci dobbiamo comportare in casi analoghi?

Per prima cosa a prescindere dal progetto cerca delle figure che abbiano competenze specifiche ma al contempo che riescano a relazionarsi con profitto. Se ti è possibile lavora con almeno due soggetti (complementari) in modo da non avere un prodotto incompleto. È ovvio che una sola persona-figura non può curare tutto. Ad esempio se mi servisse un chatbot cercherei dei copy specializzati e programmatori capaci. Stesso discorso vale per la creazione di un configuratore, coinvolgerei oltre all’ufficio tecnico un freelance con competenze in animazione e un buon programmatore.

Altro suggerimento chiediti come automatizzare alcune procedure e cerca lo strumento più efficace per farlo. Non accontentarti di soluzioni preconfezionare ma coinvolgi i tuoi collaboratori e progetta il modo più adatto. Nella smart factory non basta usare la tecnologia, bisogna re-immaginarla.

Adotta un nuovo set di regole. La parola chiave deve essere semplificazione. Non pensare servano delle piccole fortune a volte con poco è possibile ottenere grandi benefici.

Oggi ci sono dozzine di forum che parlano di smart factory ma c’è una cosa che non troverai… Una smart factory è tale solo se gestita con lo stesso atteggiamento aperto e improntato all’apprendimento.